di capemaster - 18 dicembre 2008
Si sa che al bagno, mentre si compie il proprio dovere nel grande cerchio della vita, si è più predisposti a pensare e ad osservare, per quanto ci sia da osservare in un bagno.
La mente divaga cercando stimoli e spesso si ferma sulle prime scritte che le capitano a tiro - tipo chessò - lo stabilimento di produzione della carta igienica, le lettere stampigliate sul retro dei bottoni dei jeans e quant’altro. Un po’ come si fa a colazione con i cereali o come faceva Elio con la targhetta dell’ascensore.
Capita quindi che un flacone di detergente per il bagno, con le sue numerose scrittine sulla formula e l’impiego, sia una occasione ghiottissima per una riflessione (e)scatologica.
Tra il lauril-solfato e la percentuale d’acqua, ecco che l’occhio si ferma su un discreto ma altrettanto altisonante slogan sul fianco del flacone:
USO PROFESSIONALE
Sarebbe?
Di solito quando ci si riferisce all’utenza professionale - ed ai prodotti ad essa correlati - si pensa ad un risultato indubbiamente migliore. E’ così per i computer, per la fotografia, per la musica e chi più ne ha ne metta.
Ma che senso ha sottendere risultati migliori sull’igiene personale o del proprio bagno?
E se allora WC-NET è un prodotto amatoriale, Anitra WC che cos’è?
Tags: professionismo
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